La profondità non è tutto – Scegliere un nuovo MD

Quanti di noi si sono trovati nella situazione di voler sostituire il proprio strumento con uno di categoria superiore o migliore?

Prima o poi accadrà a tutti di attraversare questa fase “mistica”, dove solitamente la confusione regna sovrana, e fioccheranno in testa mille domande esaminando l’infinità di modelli che oggi il mercato ci offre.

Di cosa dobbiamo quindi tenere conto per effettuare la giusta scelta e non pentirci poi?

Di sicuro il tormentone più ricorrente di ognuno di noi è, e sarà sempre, raggiungere la maggior profondità possibile, ed il marketing bene lo sa.

Spesso i metal top di gamma o gli strumenti dell’Est Europa sono pubblicizzati proprio con questa caratteristica, come se fosse la più importante da dover tenere in considerazione… Ma non è esattamente così e scopriremo il perché.

 

QUALE TECNOLOGIA?

Da sempre ci sono stati pareri discordanti su quale sia in assoluto la tecnologia migliore per avere la massima resa, se i Pulse Induction o i VLF.

La verità è che la scelta della tecnologia del nostro strumento di ricerca non deve essere basato su quella in assoluto più profonda, dove i Pulse possono facilmente farla da padrone, ma bensì in base a quale tipo di terreni dovremo affrontare.

Entra in gioco quindi la fatidica mineralizzazione del terreno.

Parola che, ahimè, spesso riempie la bocca dei cercatori… molto spesso in proporzione inversamente tale a quanto realmente conosciuta ed affrontata sul campo all’atto pratico.

Spesso infatti si sente parlare di strumenti VLF in grado di lavorare su terreni “altamente mineralizzati” e trovare monete a 30-40 cm. Semplicemente impossibile. La verità è che questa tecnologia soffre incredibilmente la mineralizzazione del terreno. Viene da sé che l’utilizzo di strumenti VLF ha senso se utilizzata in terreni scarsamente mineralizzati o mediamente mineralizzati… e per fortuna larga parte della nostra nazione ha queste caratteristiche.

I VLF come lato positivo hanno una estrema sensibilità agli oggetti di taglio, all’oro e ai target microscopici se paragonati ai PI, ed anche una notevole propensione a distinguere le varie tipologie di metalli, soprattutto i ferrosi dai non ferrosi. Caratteristiche queste assolutamente da non sottovalutare.

Le contromisure per poter almeno cercare di lavorare su questi terreni altamente mineralizzati per uno strumento VLF possono essere:

  • Avere il bilanciamento del terreno
  • Poter agire sui filtri ground
  • Poter scegliere la frequenza operativa
  • Lavorare su più frequenze simultaneamente

Ma quali sono i terreni altamente mineralizzati?

Sono quei terreni ad alto contenuto di minerali ed ossidi ferrosi, ma anche fortemente alcalini o nella peggiore delle ipotesi, entrambe le condizioni presenti, come le spiagge nere. I terreni vulcanici, o con forte presenza di pietre di origine vulcaniche, sono anch’essi compresi. Ci sono infine terreni resi “mineralizzati” dalla presenza umana, a causa del riversamento nel suolo di materiale antropico, quali frammenti di cocci e mattoni in cui nell’impasto vi sono in sospensione particelle di minerali conduttivi, in percentuale così elevata da essere questi frammenti rilevati anche con il pinpointer.

MA COME FARE A CAPIRE SE UN TERRENO È MINERALIZZATO?

Spesso non è semplice capire se il terreno presenta una forte mineralizzazione, soprattutto se lo si esamina solo “a vista”.

Gli strumenti VLF più moderni e con display, sono dotati della funzione di “lettura” del terreno e forniscono il numero di fase e l’intensità della mineralizzazione.

Mi preme ricordare che il numero di fase è solo un indicatore sul tipo di terreno che stiamo affrontando (se ferroso o alcalino), e non ha nulla a che vedere con l’intensità della mineralizzazione. Questa lettura purtroppo, per quanto sofisticata, non è mai reale al 100%. L’unico modo di capire “esattamente” quanto è intensa la mineralizzazione è tramite il metodo empirico del seppellire la classica monetina prima di cominciare le ricerche.

Se la profondità di rilevazione è ottima, sicuramente avremo scarsa mineralizzazione, mentre se si riduce drasticamente la mineralizzazione è alta.

Al salire della mineralizzazione e/o profondità, il segnale tende da buono a passare al ferroso, fino ad arrivare al punto di perderlo completamente. Per fare un paragone, sappiate che in terreni altamente mineralizzati, una moneta grossa come un 10 centesimi V.E. II viene persa già a 7-8 cm anche dal miglior VLF in circolazione. Se avete quindi terreni di questo tipo, dove non riuscite a scendere che pochi cm, la scelta dovrebbe ricadere su di uno strumento con tecnologia Pulsata.

I Pulsati, infatti, risentono in maniera molto minore della mineralizzazione e garantiscono sempre ottime profondità su tutti i tipi di terreno. Ma questa tecnologia ha anche dei difetti di cui dobbiamo tenere conto, ed il più grave è che non sono molto validi in fatto di discriminazione. Molti di essi infatti discriminano poco o non discriminano affatto, il che rende molto difficoltosa e stressante la ricerca. Altro difetto è quello di essere molto più ingordi di energia, il che comporta ad avere grosse batterie e quindi più peso ed ingombro. Anche il prezzo per uno strumento PI che sia veramente valido in fatto di ricerca può essere importante e non propriamente alla portata di tutti.

Se il loro utilizzo non è quindi ben più che giustificato, è preferibile il classico VLF.

Ora che sappiamo se abbiamo bisogno di un PI o un VLF ed ammesso che la scelta ricada su questi ultimi, dobbiamo esaminare anche altre caratteristiche.

HA IL BILANCIAMENTO DEL TERRENO?

La risposta deve essere assolutamente sì.

Ci sono vari tipologie di bilanciamento, generalmente semiautomatico fisso ed automatico continuo (tracking).

Il primo bilancia leggendo la fase del terreno in automatico e poi rimane bloccato su di un valore fisso.

Il tracking invece bilancia sempre leggendo la fase del terreno, ma successivamente il valore non rimane fisso, e varia costantemente per adeguarsi alle condizioni del terreno.

In entrambi i casi è buona cosa se vi è l’opzione di eseguire dei leggeri off-set positivi o negativi in maniera manuale, per poter così perfezionare il bilanciamento. Solitamente un bilanciamento di tipo semiautomatico è più che sufficiente, oltre che generalmente più performante. Questo a patto di verificare ogni tanto il bilanciamento dello strumento, in quanto potrebbero variare le condizioni del terreno durante la ricerca e senza alcun “preavviso”.

Un buon bilanciamento del terreno ci garantirà le migliori prestazioni possibili in rapporto al terreno affrontato e limiterà anche i falsi segnali.

POSSO SCEGLIERE PIÙ DI UNA FREQUENZA E/O OPERARE IN MULTIFREQUENZA? O CHE FREQUENZA È LA MIGLIORE?

Gli strumenti VLF più moderni danno la possibilità di scegliere la frequenza da utilizzare per massimizzare le performance in base alla tipologia di target ricercato ed il tipo di terreno si affronta.

Possedere uno strumento che abbia l’opzione di scegliere la frequenza è sicuramente un vantaggio… A patto di avere l’esperienza di scegliere quella giusta al momento giusto!

Solitamente le frequenze basse si usano per la ricerca di grandi target e risentono meno della mineralizzazione, mentre all’aumentare della frequenza andremo ad aumentare la sensibilità sul piccolo, perdendo un briciolo di profondità sui grandi target. Le alte frequenze dovrebbero essere più instabili sul mineralizzato, soprattutto se il terreno è alcalino, ma hanno il pregio di essere meno sensibili ai disturbi elettromagnetici, vedi cavi sospesi, ecc…

Apro una parentesi sulle frequenze in ambito reale.

Non sempre è la frequenza a stabilire se una macchina rende di più o di meno sul mineralizzato oppure è più o meno profonda. Il risultato finale può dipendere da molteplici fattori, sia hardware che software. Ci basti pensare che tutti gli strumenti ad alta frequenza, solitamente se la cavano sul mineralizzato ferroso meglio dei fratelli a bassa frequenza. Questo perché gli strumenti ad alta frequenza si utilizzano spesso per la ricerca dell’oro nativo in contesti di forte mineralizzazione. Vien da sé che la progettazione del prodotto è volutamente orientata per quella ricerca specifica e quindi è tutto costruito e programmato ad hoc per poter avere un certo tipo di prestazioni che sono in netto contrasto a quello che la teoria vorrebbe.

Se non fate quindi ricerca di grandi masse e militaria, una frequenza alta è sempre preferibile ad una più bassa.

Esistono strumenti poi che possono utilizzare più frequenze simultaneamente, con diverse tecnologie ed algoritmi di calcolo. Senza entrare troppo nel dettaglio di queste tecnologie, ci basti sapere che di solito gli strumenti multifrequenza sono costruiti per avere la massima resa nell’identificazione del target e la miglior resa nei terreni mineralizzati.

Questo significa che uno strumento multifrequenza è solitamente preferibile per chi fa ricerca in spiaggia ed in acqua, dove possono essere presenti più tipi di mineralizzazione contemporaneamente e l’ID del target è un requisito essenziale per non fare buche a vuoto e massimizzare la produttività. Ma anche in terreni mediamente mineralizzati ferrosi, dove la profondità distorce il segnale e rende difficoltoso l’ID, ed una macchina mono frequenza potrebbe rilevare come ferroso un target che invece era nobile.

HA UNA BUONA RECOVERY O È POSSIBILE REGOLARLA?

Altro fattore da tenere in considerazione è la recovery speed, che non è altro la velocità di elaborazione del segnale che compie il metal.

Questa velocità ha dei pro e dei contro.

I pro sono che più è veloce più ha modo di sentire target diversi se adiacenti, aumentando quindi le probabilità di scovare target interessanti in mezzo al trash ed al ferroso.

Di contro ha che più è spinto questo parametro, meno lo strumento sarà in grado di andare in profondità.

L’ottimo sarebbe quindi avere questo parametro regolabile, ma è sempre preferibile una recovery veloce quando lo strumento la ha fissa. Sono molti di più i target nascosti dall’Iron Masking che ne dalla profondità.

CHE PIASTRA MONTA?

Esistono varie tipologie di piastre di ricerca, sia per tipologia di avvolgimento (concentriche e DD) e forma e dimensioni.

Solitamente è preferibile una piastra DD delle giuste dimensioni, compresa tra i 9” e 11”. Piastre più grandi hanno ovviamente più profondità (a parità di strumento!), al costo di essere più pesanti, meno sensibili al piccolo e meno performanti in terreni sporchi. La tecnologia DD, inoltre, ha più prestazioni su terreno mineralizzato e riesce a sentire meglio i target buoni vicino il ferro. Le piastre DD ellittiche spesso sono il compromesso migliore tra profondità, resa sul mineralizzato e resa sullo sporco.

HA LE CUFFIE WIRELESS?

Se ce le ha o è predisposto, di certo costituisce un punto a favore in fatto di comodità ed esperienza di utilizzo. Va comunque detto che, al giorno d’oggi, esistono kit per avere le cuffie WS in qualunque strumento. C’è da dire che le cuffie originali sono al 99% le migliori in fatto di resa sonora e ritardo nella trasmissione del segnale. Avere un grosso ritardo in cuffia non è cosa positiva.

QUANTO PESA?

Altro fattore da non sottovalutare è il peso della macchina che andremo ad operare, ed ovviamente più questa è leggera, più sarà comoda ed efficace da usare nel lungo periodo, prevenendo il precoce affaticamento e la perdita di concentrazione. Anche il bilanciamento delle masse è un fattore da non sottovalutare. Di certo metal detector con grosse piastre, anche se dal peso complessivo contenuto, tenderanno ad essere sbilanciati in punta e molto più faticosi da usare.

È TELESCOPICO O INGOMBRANTE?

Anche questo è un fattore che non incide sulle performance pure dello strumento, ma sicuramente può aumentare il feeling con lo stesso. Strumenti dalle dimensioni contenute e che si possano allungare ed accorciare in maniera telescopica e poterli all’occorrenza zainare senza dover smontare nulla sono di certo una comodità che non dispiace. Anche in questo caso si può ricorrere in un eventuale fai da te, modificando successivamente lo strumento con aste telescopiche aftermarket. Ma non è detta che sia possibile farlo con tutti.

E LA PROFONDITÀ??

Come abbiamo visto ci sono tanti fattori da tener in considerazione nella scelta del nostro strumento ottimale, non solo tecnici ma anche legati al contesto di utilizzo.

La profondità di ricerca è di certo importante, ma è pur vero che la tecnologia VLF ha i suoi limiti, e detto papale papale, molti strumenti top di gamma si equivalgono o quasi in questo aspetto. Spesso la differenza è marginale, ma a scapito dei fattori che abbiamo fin’ora analizzato.

Possiamo concludere facendo notare che, i metal detector pubblicizzati come “i più profondi”, sono strumenti generalmente a bassa frequenza, pesanti, dotati di grosse piastre e quindi sbilanciati, faticosi da usare, spesso instabili e di difficile utilizzo a causa delle prestazioni così spinte e dalla discriminazione non sempre accurata. Sono strumenti quindi utilizzabili solo per scopi mirati e non per ricerca generica… Dove la pazienza e la preparazione dell’utilizzatore fa il 90% del risultato finale.

A pensarci bene ci sono molti più difetti che pregi… Siamo sicuri che sia l’unica cosa che vogliamo dal nostro futuro metal detector???

Mirco Salmi – Commissione Tecnica FIMD

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