Il futuro dei Metal Detector

Qual è il futuro dei Detector?

In un mercato che è sempre stato piuttosto variegato ed abbastanza caratterizzante per quello che ha riguardato le varie marche e filosofie costruttive, i produttori sembrano ormai muoversi verso le stesse soluzioni tecniche, come dimostrano le tre maggiori novità del 2018 che andremo di seguito ad esaminare.

Stiamo parlando, in ordine alfabetico, del Makro Multi Kruzer, del Minelab Equinox e del Quest Pro.

Ma cosa accomuna queste tre macchine?

Seppur queste 3 macchine giungano da 3 continenti diversi, il Makro è made in Turchia, il Minelab made in Australia ed il Quest è progettato in California ma costruito in Cina, hanno più di una cosa in comune.

Partiamo subito con la scelta della frequenza di lavoro

Tutte e 3 i Detector sono macchine VLF con frequenza di lavoro selezionabile.

-Il Multi Kruzer ha la possibilità di scegliere fra 5 – 14 e 19 Khz

-L’Equinox 600 fra 5 – 10 e 15 Khz, mentre la versione 800 ha in più l’opzione della 20 e 40 Khz. In ogni caso entrambi gli Equinox si distinguono per poter lavorare in Multifrequenza Simultanea con tecnologia Multi-IQ a 5 frequenze in contemporanea.

-Il Quest Pro ha infine a disposizione la 5 -13 e 20 Khz.

Viene da sé che il range di frequenze ritenute ottimale per la ricerca, salvo rare eccezioni, spazino dai 5 ai 20 Khz.

Predisposizione per le cuffie WS

Tutti e tre i Detectors hanno i moduli WS integrati e la possibilità di usare le cuffie senza filo, spesso incluse nella dotazione di serie. Solo con l’Equinox 600 non sono subito fornite, ma disponibili separatamente.

Impermeabilità totale

Anche in questo caso sembra che la direzione presa sia la medesima, realizzando tutte e tre le case strumenti in grado di essere completamente immersi. Le profondità massime di immersione sono 5 mt per il Makro ed il Quest e 3 mt per la serie Equinox. Specifichiamo che sono macchine queste di tipo “all terrain”, quindi anfibie e non propriamente subaque.

Batterie Integrate

Come è avvenuto già da tempo sui nostri smartphone, anche sui Metal Detector la strada sembra essere ormai intrapresa… Ossia quella di passare a delle batterie al litio integrate.

Questa soluzione potrebbe far storcere il naso ai più per la difficoltà della sostituzione del componente in caso di usura o malfunzionamento, ma permette di ridurre notevolmente il peso del Detector, a tutto vantaggio dell’utilizzatore, e garantiscono una buona autonomia.

L’autonomia dichiarata per questi tre modelli è:

-19 ore per il Multi Kruzer (batteria da 3700 mAh)

-Dalle 20 alle 30 ore il Quest a seconda se si usano le cuffie WS o meno (batteria da 2000 mAh)

-12 ore circa per la serie Equinox (batteria da 5000 mAh)

Inoltre, in una macchina anfibia, possedere la batteria integrata consente di avere meno punti d’infiltrazione per l’acqua, in quanto si va ad eliminare una parte mobile come lo sportellino del vano batterie e relativa guarnizione.

Software Aggiornabile via USB

Oltre a sfruttare questo standard per la ricarica delle batterie, anche il software degli strumenti sta diventando aggiornabile e soggetto a future modifiche e migliorie.

Anche questo è un aspetto importante che sembra ormai sempre più uno “standard” per i Metal Detector che vogliano imporsi ad un certo livello di mercato.

Purtroppo solamente il Quest Pro non ha questa opzione di aggiornamento software, anche se il produttore dichiara un APP per smartphone per mappare ed avere uno storico delle vostre ricerche via bluetooth. Di contro il Quest ha una comoda asta telescopica che manca agli altri due rivali.

Peso

Finalmente sembra che anche questo fattore sia stato preso in considerazione dai costruttori, andando ad alleggerire il più possibile gli strumenti, rendendoli esteticamente e costruttivamente essenziali e senza fronzoli.

Il peso è sostanzialmente identico, e va dagli 1,34 del Minelab al 1,35 del Quest fino al kilo e 400 grammi del Makro.

Recovery Veloce

Tutte e tre gli strumenti sono dotati di una recovery veloce o comunque regolabile.

Anche un colosso come Minelab, che si è sempre caratterizzato per strumenti multifrequenza con recovery lenta e scansione profonda, ha finalmente “ceduto” e lanciato sul mercato un Detector con questa richiestissima ed apprezzata caratteristica, molto utile quando si affrontano terreni con molto trash.

Ma… tutte queste caratteristiche sono veramente delle “novità”?

Il fattore “all-terrain” non è cosa nuova e si è affermato grazie a modelli come il Garrett AT-Pro ed il Minelab CTX 3030, particolarmente apprezzati e di successo proprio per questa caratteristica.

Si potrebbe parlare di vera innovazione nel campo delle tecnologie legate al Metal Detector solo grazie l’algoritmo Multi-IQ che analizza più frequenze simultanee brevettato da Minelab.

Ma per tutto il resto c’è un costruttore su tutti che ha fatto tendenza e costretto gli altri ad adeguarsi, ossia l’XP.

Correva l’anno 2009 quando con il suo Dèus ha letteralmente “sconvolto” il concetto di Detector, presentando una macchina completamente wireless, aggiornabile via USB, con batterie al litio integrate, operante su più frequenze selezionabili singolarmente, recovery velocissima, con meccanica completamente telescopica ed ultraleggera.

Quello che stiamo assistendo oggi, non è quindi altro che un modus di progettare e concepire i Metal Detector cominciato 12 anni fa grazie al colpo di genio di Alain Loubet nella sua azienda in Francia.

Una filosofia che si è dimostrata vincente ed efficace, tanto che ad oggi quasi tutti i costruttori debbono imitare totalmente, o almeno in parte, per rimanere competitivi su questo sempre più agguerrito mercato.

Salvo quindi lo sviluppo e/o scoperta di nuove tecnologie nella generazione ed analisi del segnale, il futuro standard dei Metal Detector è già stato tracciato.

Mirco Salmi – Commissario Tecnico FIMD

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